Come funzionerà? Dopo averla scaricata, aver dichiarato di avere almeno 14 anni e aver inserito la Regione e la Provincia di domicilio, non si dovrà fare più nulla. Tramite il Bluetooth, l’app registra autonomamente gli incontri e non la posizione (su Android viene chiesto di attivare il Gps, ma l’app non accede lo stesso ai dati di posizione). Se un utente — prendiamone uno ipotetico: Marco — risulta positivo a un tampone, e ha la app, potrà dare agli operatori sanitari che gli comunicheranno la positività il codice generato dalla app. (Lo si trova nella sezione «Impostazioni» della app, sotto la cartella «Caricamento dati»). Quel codice di 10 caratteri alfanumerici sbloccherà l’invio da parte dello smartphone di Marco al server centrale della lista dei codici corrispondenti ai suoi incontri con le altre persone. In questo modo tutti i cellulari degli utenti che nei 14 giorni precedenti si sono imbattuti in Marco, stando a meno di due metri di distanza da lui per almeno 15 minuti, riceveranno una notifica, che consiglierà a chi la riceve di consultare le autorità sanitarie.

A partire da lunedì 8 giugno solo in Liguria, Marche, Abruzzo e Puglia Immuni sarà usata «a pieno regime» dagli operatori sanitari secondo le modalità indicate sopra. Secondo la tabella di marcia dei ministeri di Innovazione e Salute, che hanno selezionato il progetto della casa di sviluppo milanese Bending Spoons in aprile e aderito poi al sistema di Apple e Google, il resto d’Italia verrà coinvolto dalla settimana dopo. Ieri, invece, è arrivato l’ultimo pollice alto del Garante per la privacy con un provvedimento che chiede trasparenza sul trattamento dei dati a fini statistico-epidemiologici e chiarezza sul fatto che le notifiche potrebbero non corrispondere a un rischio effettivo e sulla conservazione degli indirizzi Ip degli smartphone.